fbpx
Vai al contenuto

PRIMA LETTERA

AI CRISTIANI AGLI EBREI E AI MUSULMANI

DI TUTTO IL MONDO

COMUNITÀ EBRAICA ABRAMITICA

Isaia 11; 1, 10

Uscirà un ramo dal tronco di Isciài, e un rampollo spunterà dalle sue radici; e si poserà su di lui lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di discernimento, spirito di consiglio e di potenza, spirito di conoscenza e di timor di Dio. Gli concederà la grazia del timor di Dio; non giudicherà secondo quello che vedono i suoi occhi, né deciderà secondo quanto odono i suoi orecchi; egli giudicherà con giustizia i miseri, e deciderà con dirittura a favore degli umili della terra, colpirà la terra con la verga della sua bocca, e con il soffio delle sue labbra farà morire l’empio. Sarà la giustizia cintura dei suoi lombi, e la rettitudine cintura dei suoi fianchi.

Allora dimorerà il lupo con l’agnello; si coricherà il leopardo con il capretto, e il vitello e il leone staranno assieme, e un piccolo ragazzo li guiderà. La mucca e l’orso pascoleranno, assieme giaceranno i loro piccoli; e il leone come il bue mangerà paglia, e giocherà il poppante sul covo dell’aspide, e sulla tana del basilisco il lattante svezzato. Non faranno male né guasteranno su tutto il Mio monte santo poiché sarà piena la terra di conoscenza del Signore, come le acque coprono il fondo del mare. In quel giorno la stirpe di Isciài si ergerà a vessillo dei popoli, la cercheranno le nazioni e la sua quiete sarà onore.

Durante il lavoro nella Camera della Responsabilità Rachel Yehudit riceve la seguente visione:

“All’improvviso ho visto una grande luce sul Quarto Angolo della Casa di Preghiera per tutti i popoli, che ha invaso tutta la stanza. Poi si è mostrato un Angelo che indossava una lunga veste bianca lucente e aveva grandissime ali. Reggeva tra le mani un grande candelabro a 12 bracci più uno centrale. Il candelabro era tutto d’oro splendente, era magnifico: i bracci erano leggermente incurvati come delle fiamme, l’Angelo mi ha indicato che rappresentavano le fiamme del roveto ardente, come quelle viste da Moshè sul Monte Sinai. Ogni braccio era avvolto da foglie di quercia intrecciate, all’apice di ognuno c’era una melagrana dove accendere la fiamma, quella centrale aveva una melagrana più grande ed era sorretta da una Stella di David; anche alla base dei bracci c’era un’altra Stella di David d’oro. Alla base del candelabro c’era un leone ruggente, su un manto di foglie. Il candelabro era magnifico ed emanava bagliori splendenti che sembravano fiamme; l’Angelo ha portato il candelabro verso il Morè Yisrael Dovid bar Avraham Delle Donne e lo ha consegnato nelle sue mani. Amen”

Isaia 9; 1, 6

Il popolo che procedeva nell’oscurità vide una grande luce; coloro che abitavano nella terra dell’ombra di morte, su di essi risplendette una luce. Hai reso numerosa la nazione, per lei hai accresciuto la gioia; essi si sono rallegrati davanti a Te, come la gioia durante la mietitura, come gioiranno nello spartire la preda; poiché il giogo che egli sopportava, la verga che colpiva il suo dorso, il bastone che lo percuoteva Tu l’hai infranto come nel giorno di Midian; poiché ogni calzatura che calpesta con fragore, e il vestito intriso di sangue, diverrà preda delle fiamme e sarà divorato dal fuoco. Ci è nato un bimbo, ci è stato dato un figlio, sulla spalla del quale sarà il dominio, ed egli sarà chiamato consigliere prodigioso, prode guerriero, padre per sempre, principe della pace. Per ingrandire il suo dominio, dargli benessere senza fine sul trono e sul regno di David, per renderlo stabile e sostenerlo con il diritto e con la giustizia, da ora e per sempre opererà questo il grande amore del Signore Tsevaoth.

Ebreo

Dove si trova per la prima volta questo termine?

Abramo, il padre, il capostipite, il patriarca riconosciuto sia degli ebrei che dei cristiani che dei musulmani, è stato il primo ad essere chiamato così. Ma perchè?

Etimologicamente la radice della parola “Ebreo” significa “attraversare, andare oltre, passare attraverso”. Nel caso di Avraham è detto che, geograficamente venendo da Ur, aveva attraversato il fiume, veniva di là dal fiume Eufrate. Ma dobbiamo capire oltre questo. “Ad Avraham venne la Redenzione – è detto – quando i regni combatterono fra di loro” cioè proprio quando compare il termine “Ebreo” per la prima volta nella Torah. E allora qual è il “fiume” che Avraham ha attraversato? Cosa quindi lo definisce come “Ebreo”? Avraham è il capostipite, il Patriarca per eccellenza perché alla sua discendenza è promessa la Redenzione, Redenzione che lui ha attraversato e per questo può essere scelto come Patriarca per una moltitudine di nazioni. Il suo esempio è scelto da HaShem per iniziare a poter diffondere per gli uomini l’insegnamento del comportamento, del derech eretz con cui si guadagna la Redenzione. Alla sua discendenza è profetizzata, a tutti i suoi figli, ad una moltitudine di nazioni. Ma ad Avraham, sempre in quel frangente, viene affiancata un’altra figura, non meno enigmatica e fondamentale: il Re di Salem (Gerusalemme) e Sacerdote a Dio Altissimo Melchisedek. Infatti, è lui che benedice HaShem e che benedice Avraham, ed è lui che Avraham riconosce come Sacerdote ed a cui darà la decima di tutto. Non c’è Redenzione senza la santificazione, senza la benedizione, senza la funzione sacerdotale. “E Melchisedek portò pane e vino”.

Adesso, torniamo ad oggi; “Ebreo” chi è?

Uno, legittimamente, potrebbe dire: “Io sono ebreo perché sono discendente da generazioni e generazioni della Tribù di Giuda (o di Beniamino, o di parte di Levi). Questo è storicamente vero. Ma entriamo un po’ più nel dettaglio. Questo significa dire che non tutti i discendenti di Avraham sono ebrei, ma solo una parte. Vediamo quale, per chi non lo sapesse. Avraham ha avuto come primo figlio Ismaele. Da Ismaele discendono le 12 tribù dei figli di Ismaele ed oggi possiamo dire che questi, per larga parte, sono i popoli arabi e, latu sensu, gli islamici che non a caso riconoscono Avraham come loro padre. Avraham ha avuto Isacco da Sarai e poi altri sei figli da Keturà che hanno dato vita ad altre popolazioni. Fermandoci ad Isacco, questi ha generato Esaù e Giacobbe. Esaù è considerato il capostipite di numerosi popoli e in genere viene fatto coincidere con la galassia di popoli e nazioni che si riconoscono nelle forme del cristianesimo. Giacobbe, chiamato Israele, ha generato dodici figli per altrettante tribù, ma solo due, quella di Giuda e quella di Beniamino con elementi di quella di Levi, sono rimaste dopo il regno di Re Salomone. Le altre dieci si sono “perse”. Ancora, tutti gli eventi storici dalla distruzione del primo Tempio alla Shoah dei giorni nostri hanno assottigliato per tante ragioni anche gli appartenenti a queste due sopravvissute tribù. Quindi “ebreo” secondo una definizione che si è imposta nella storia, è una rimanenza di una piccola parte della discendenza di Avraham. Non quindi una moltitudine di nazioni? Sembrerebbe.

Le vie di HaShem non sono le vie degli uomini ed i Suoi pensieri non sono i pensieri degli uomini. Ma quando Iddio Altissimo parla, per i Segni, per bocca dei Suoi Profeti, o in qualsiasi altro modo Egli voglia, è nostro dovere ascoltare la Sua parola e cercare in umiltà, sull’esempio di Mosè, di comprenderla e seguirla nel migliore dei modi.

Sono anni e anni che cerchiamo il modo di portare al mondo una Rivelazione che riceviamo costantemente. Visioni, sogni profetici, Segni che si verificano continuamente e ci guidano nel cercare di comprendere la Volontà di HaShem, il Suo Disegno.

Gioele 3, 1-2: “E in seguito Io verserò il Mio spirito su ogni carne, tanto che i vostri figli e le vostre figlie acquisteranno qualità profetiche, i vostri anziani avranno sogni premonitori e i vostri giovani visioni profetiche. Ed anche sugli schiavi e sulle schiave verserò in quei giorni il Mio spirito.”

Nessuno, in questa generazione, può arrogarsi il diritto di credere di avere in tasca la verità. Nessuno. E questo i responsabili religiosi lo sanno, e lo sanno molto bene. Solo, sono chiusi nella loro visione delle cose, in quello che i loro maestri gli hanno insegnato a credere e temono di uscirne per mille ragioni. Ma questa non è una vera conoscenza, è solo un recinto costruito per proteggere i fedeli da quello che i loro maestri conoscevano e credevano come errore, peccato, da evitare. E magari, per ulteriore protezione, i confini di questi recinti sono stati stretti sempre più e così, alla fine, si è persa anche la ragione dello stesso recinto e si segue la regola, il costume, per pura obbedienza alla tradizione. HaShem è il Dio della Vita e la vita si rinnova in continuo. E così anche le tradizioni, ad un certo punto della storia, possono trovarsi ad indicare una via sbagliata. “I Miei pensieri non sono i vostri pensieri e le Mie vie non sono le vostre vie”. Facciamo un esempio concreto. Il nome di Yeshua, Gesù di Nazareth, non si pronuncia nel campo ebraico. Questo per due ragioni principali. La prima è che il cristianesimo ha fatto di un uomo un dio e quindi l’ebreo osservante non pronuncia il nome di una divinità idolatra. Il secondo è che su quel nome, su quell’uomo, è stato posto l’anatema, Dio ci salvi, nel campo ebraico. Questo ha un senso all’inizio del cristianesimo. Il popolo ebraico viene disperso e man mano si impone il cristianesimo che associa ad un uomo, Yeshua, la qualifica di divinità, Dio ci salvi. Lo stesso cristianesimo che si renderà colpevole nei secoli di voler sostituirsi ad Israele come Popolo di Dio e da cui sono arrivati a più riprese i tentativi di distruzione, annientamento, come nella Shoah. Fino a quando, dai cristiani, si continuerà a non voler vedere l’assurdità di aver fatto di un uomo un dio, appropriandosi in modi sbagliati di termini ebraici che tutt’altro significano, questo purtroppo continuerebbe ad avere un senso. Ma se oggi, grazie ad una Rivelazione dal Cielo, HaShem manda la comprensione sul quel passaggio storico indicando chiaramente che Yeshua mai si è deificato e mai intendeva creare una nuova religione al di fuori dei confini della Legge portata da Mosè, non dovremmo riconsiderare questa tradizione? Non dovremmo rivedere, da un punto di vista ebraico, di insegnamento ebraico, le sue parole e le sue opere? Certamente si. Allora scopriremmo che il Salmo 110 si è verificato, che realmente HaShem ha posto i suoi nemici, i nemici di Yeshua, gli idolatri, a scanno dei suoi piedi e domina nel mezzo dei suoi nemici. Le parole della Redenzione sono semplici, devono arrivare a tutti. I raggiramenti, i paroloni, sono della parte opposta. Non così semplici sono invece le parole della Rivelazione. La Rivelazione ha un linguaggio molto diverso da quello comune, si esprime per immagini che racchiudono molti livelli insieme e spesso non sono comprensibili se non solo quando si verificano.

Essere “Ebreo”, quindi, è essere parte del Popolo di HaShem: non basta appartenere ad una tradizione o ad un popolo o ad un’etnia ma bisogna volere la Redenzione di HaShem e conoscere la strada da seguire per attraversare il Fiume della Redenzione.

Avraham è stato scelto perché la sua discendenza, tutta la sua discendenza, lo attraversasse. Ma Iddio Altissimo per permettere ad Avraham la Redenzione lo ha posto davanti a Melchisedek perché questi, il Suo Sacerdote, formulasse su di lui la benedizione e perchè Melchisedek venisse da Avraham riconosciuto come Sacerdote, come colui che è stato formato per chiedere la benedizione e la santificazione ad HaShem, e deve essere riconosciuto in questo ruolo con la decima perchè la benedizione sia completa. Bisogna quindi che Avraham riconosca Melchisedek nel suo ruolo. È un passaggio fondamentale della Redenzione: Avraham che riconosce il ruolo di Re e Sacerdote a Dio Altissimo di Melchisedek. Senza questo passaggio, Dio ci salvi, non c’è Redenzione per Avraham e la sua discendenza. Non è solo Israele, gli ebrei nella carne di oggi, che deve fare questo passaggio. Ricordatevi che oggi Israele altro non è che ciò che rimane del popolo d’Israele, una piccola parte delle dodici tribù originarie. E queste dodici tribù, meglio le dieci tribù che non troviamo oggi, non si sono “perse”. Esistono, oggi, e sono nel campo cristiano! Non sanno di essere delle anime delle dodici tribù dei figli d’Israele ma basta poco per risvegliarle: a loro basta ascoltare la storia del Popolo d’Israele, partecipare ad uno shabbat, anche solo guardare degli oggetti della tradizione ebraica e sentono dentro un’emozione che non sanno decifrare e che spesso si risolve in pianto. È l’anima che parla, che sente.

Perché parlo del campo ebraico e cristiano e non anche di quello islamico o altri? Perchè in questi due campi, che come anime fanno riferimento diretto a Giacobbe, ad Israele, è contenuta, profeticamente, la linea Messianica. Significa che sono loro che possono e devono riconoscere il Maschiach. Basta chiamarsi o farsi chiamare “Messia” perché si venga riconosciuti, Dio ci salvi? C’è un grande equilibrio nel modo in cui HaShem ha stabilito che questo debba avvenire. Ricordate, specialmente nel campo cristiano ma lo stesso vale per il campo ebraico, le parole “Lo riconoscerete dai frutti che porta”? Quella è la chiave. Qualcosa di concreto, verificabile. E quali sono i “frutti”? cosa dovrà fare il Maschiach? Due cose fondamentali: Riedificare Gerusalemme con la Ricostruzione del Terzo Tempio e Riunificare le tribù di Israele sotto il Regno del discendente di Re David. Dovrà quindi essere nuovamente il Re e Sacerdote a Dio Altissimo. Colui al quale Giuda dovrà lasciare lo scettro del comando, in accordo con la sua benedizione.

Nessun campo religioso può chiamarsi fuori dalla storia. E se non ci fossero state le cadute, i peccati, gli orrori di tutti i campi, di tutti i popoli e di tutte le religioni, oggi potrebbe esserci qualcuno che potrebbe dire: “Io non ho bisogno della purificazione, non ho bisogno della Redenzione, non ho bisogno, alla fin fine, della grazia di HaShem”, Dio ci salvi. E invece HaShem ci ha fatto essere uomini, ci ha posto dinanzi il bene ed il male e ha permesso la storia perché non potessimo oggi dire “io non avrei fatto questo errore”. Tutti abbiamo peccato, ad ogni livello. Ma nella Sua infinita saggezza “Dio ci ha racchiusi tutti nella disobbedienza per poi usare la grazia con tutti”.

E la grazia viene dopo il riconoscimento dei propri errori, non può essere accordata prima, non servirebbe. Gli uomini hanno bisogno di comprendere i propri errori per emendarli, sia quelli personali che quelli collettivi. E questo passa sempre per un esercizio di umiltà, di riconoscimento della nostra finitezza e della nostra pochezza nei confronti del Disegno Divino. Passa attraverso il riconoscere la Volontà di HaShem e volerla mettere in pratica. Bisogna guadagnare il merito. Ed oggi, in questo periodo che possiamo chiamare la “Fine dei tempi”, cioè il periodo Messianico e Redenzionale, il periodo che inaugura ”L’Aldilà”, i nuovi tempi, questo gesto personale e collettivo di umiltà deve essere compiuto. E deve essere compiuto iniziando da coloro i quali hanno la responsabilità della linea Messianica, dalle dodici tribù dei figli d’Israele, dai cristiani e dagli ebrei. Tutto Israele deve essere redento. Il male deve essere estirpato dal popolo e la luce che aprirà gli occhi, quella davanti alla quale ogni ebreo dirà “Questa è la luce di HaShem che abbiamo atteso da sempre”, sarà riconosciuta. La luce la porta sempre la stessa anima: l’anima del Maschiach. Il termine Maschiach, Messia, nei secoli è stato misinterpretato, confuso e stravolto. Il Maschiach è colui che porta un Messaggio Divino, un uomo che ha questa Missione su di sé. Alla fine dei tempi, quando dovrà realizzare la Riedificazione di Gerusalemme, la Ricostruzione del Terzo Tempio e la Riunificazione delle tribù d’Israele sarà evidente che è lui che è Re e Sacerdote. La sua anima è sempre la stessa, è l’anima del Re di Salem e Sacerdote a Dio Altissimo. È lui lo Scelto, chiamato da HaShem per benedire Avraham, tutta la sua famiglia, tutta la sua discendenza. Senza la sua benedizione non c’è Redenzione. Ma bisogna riconoscerlo nel suo ruolo perché ciò sia benedetto da Ha Kadosh Baruch Hu, perché senza la Benedizione di HaShem tutto è vano.

Può, da solo, un uomo riedificare sulla conoscenza del Dio Uno Gerusalemme? Può, da solo, un uomo erigere il Terzo Tempio di Gerusalemme? Può, da solo, un uomo riunificare le dodici tribù dei figli d’Israele? Non si cada nell’errore dei “figli delle pietre” di Giovanni il Battista, di qualcosa che Iddio Altissimo farebbe al di fuori delle regole che Egli stesso ha imposto alla Sua natura per amore di fare un miracolo. HaShem vuole la grazia per tutti, ma solo dopo che ognuno ha compreso il proprio errore: prima non servirebbe. E l’errore per tutto Israele è il nodo centrale della sua storia: l’anima e la storia di Yeshua, Gesù di Nazareth. Agli ebrei nella carne oggi dico: “Riprendete con voi il vostro fratello ebreo”. Ai cristiani dico: “Yeshua è un uomo ebreo, nato secondo natura in Israele, vissuto da ebreo osservante in Israele e morto in Israele che ha sempre e solo seguito tutta la Legge portata da Mosè. Siate umili nella verità di Yeshua.” Se inizierete a fare questo la Verità di HaShem vi porterà a capire il Suo Meraviglioso Disegno, passo dopo passo.

La Cristianità è fortemente divisa in mille confessioni, credenze, riti.

L’unità del popolo cristiano è ravvisabile solo perché tutti, a vario titolo, fanno a nome di Yeshua, Gesù di Nazareth, ma oltre questo le divisioni sembrano incolmabili. E questo non solo per ragioni di dottrina, ma anche storiche e di interessi.

In realtà, ogni gruppo tende ad addossare all’altro le parole in Matteo 7, 21 – 23:

«Non chiunque mi dice: “Signore! Signore!” entrerà nel regno dei cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore! Signore! Non abbiamo noi profetato in tuo nome? Non abbiamo cacciato i demoni in tuo nome? E non abbiamo nel tuo nome fatto molti prodigi?”. Ma allora dirò ad essi apertamente: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi che avete commesso l’iniquità.”…

Nessun gruppo pone la dovuta attenzione alle parole: “colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli”.

L’unità dei cristiani si deve basare su ciò che è vero e su ciò che, in quanto vero, è condivisibile. Ma quando diciamo condivisibile non ci riferiamo solo alla cristianità ma a tutta la Casa di Avraham. È immaginabile, alle condizioni date, che i Rabbini o gli Imam entrino a pregare in una chiesa insieme a un qualsiasi gruppo cristiano che idolatra un uomo nelle sue preghiere? Impensabile, giustamente. Ma la base è unica per tutti: la fede di Avraham in El Shaddai, Dio Onnipotente, ed in null’altro. Chi allora deve riconsiderare i propri passi se anche la figura di riferimento del cristianesimo, Yeshua, avvisava dell’errore che sarebbe stato commesso facendo di lui un dio e rendendogli culto, Dio ci scampi? Cos’altro significava altrimenti Giovanni 20, 17?

“Gesù le disse: Non trattenermi, perché non sono ancora asceso al Padre. Ma và dai miei discepoli e dì loro: Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.”

Del resto, la cristianità non deve abbandonare la sua storia, che è sempre storia del Disegno Divino sull’Umanità, ma deve solo comprenderla, nella verità. Solo capendo il Disegno Divino la cristianità potrà comprendere il suo ruolo nello sviluppo storico che El Shaddai ha voluto per tutta l’Umanità. Su questa base, l’Unicità di Dio, è chiamata alla Riedificazione la Nuova Chiesa Universale. Questo NON SIGNIFICA RINNEGARE YESHUA, ma finalmente vedere la Missione di quell’UOMO EBREO di duemila anni fa nelle sue giuste proporzioni e liberare la sua anima dall’imbarazzo davanti al suo Creatore per i milioni di uomini che hanno fatto e continuano a fargli culto anziché farlo all’Unico Vero Dio, ad El Shaddai.

La Seconda Venuta della Stella di Cristo o Stella del Re Unto viene in virtù dell’umiltà per correggere e completare (correggere duemila anni di errori del cristianesimo e completare quella prima Missione Messianica nelle mani di Yeshua con la Riunificazione delle dodici Tribù dei Figli d’Israele).

Purificare il campo cristiano dall’idolatria permetterà l’incontro come fratelli con gli altri due campi, ebraico e islamico, venendo accettati come fratelli. E permetterà anche di poter esigere dal campo ebraico ed in seguito da quello islamico la giustizia nel rimettere la figura di Yeshua nel suo vero contesto Messianico e Redenzionale.

AMMONIMENTO

AI MAESTRI, AI RABBINI, AL POPOLO D’ISRAELE E AGLI EBREI DI TUTTO IL MONDO

Malachia 3; 24

“Ricordate la Torah di Mosè Mio servo, che Io gli ho comandato su Chorev per tutto Israele, statuti e leggi. Ecco Io sto per mandare il Profeta Elia prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. E ricondurrò il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso i loro padri, in modo che, venendo, non abbia a colpire la terra di distruzione.”

Rachel Yheudit

In visione:

Mostrano che è arrivato il Profeta Elia, mostrano una fiammella celeste accanto al Morè Yisrael, la lettera “CAF” (rappresenta la corona e la realizzazione – valore numerico 20), la lettera “Y” di luce che diventa la fionda del Re David ed il Profeta Elia pone una fiammella bianca di luce sulla mano sinistra del Morè Yisrael e dice AMMONIMENTO in riferimento al popolo ebraico. Su questo arrivano alcuni Angeli imponenti, bianchi con le ali all’insù che sembrano di marmo intagliato, enormi, che sono quelli mandati (anche) ad ammonire. Dicono che quando arrivano questi Angeli severi ad ammonire è l’ultimo avvertimento.

L’OTTAVO SIGILLO DEL REDENTORE NELLE MANI DEL MORÈ YISRAEL DOVID BAR AVRAHAM DELLE DONNE COMPLETA E CONTIENE TUTTI GLI ALTRI SETTE SIGILLI.

Il tempo è arrivato

Nella Sacra Torà troviamo Giacobbe che dichiara: ‘‘venite e vi svelerò ciò che accadrà negli ultimi giorni”. Giacobbe nostro Padre, tuttavia non poté tener fede a quanto aveva detto e non svelò ciò che sarebbe dovuto accadere in quel momento finale.

I Saggi, di Benedetta Memoria, riportano che il Signore, Benedetto Egli Sia, non permise a Giacobbe di profetizzare sulla “fine” e quest’ultimo, abbandonato dalla presenza Divina, cominciò pertanto a parlare di altri argomenti.

Certamente Giacobbe non avrebbe potuto svelare che ci sarebbero voluti quasi 4000 anni per arrivare a quei “Giorni Finali” e anche nel caso in cui egli avesse fatto una tale rivelazione, essa non avrebbe mai potuto essere riportata per iscritto. Una rilevazione di tale portata, infatti, avrebbe inevitabilmente cambiato la storia, rompendo l’equilibrio del corso naturale degli eventi.

È dubbio che attraverso la parola “fine” i Saggi intendessero una data precisa o un periodo di tempo ben determinato; è più probabile che Giacobbe intendesse svelare ciò che sarebbe accaduto in quei “giorni finali” e determinarne forse il periodo approssimativo.

Come tutti sappiamo, le parole della Sacra Torà sono perfette ed esatte. Detto questo, perché dunque la Sacra Torà riporta le parole di Giacobbe a cui egli non diede poi seguito? Sicuramente per informarci dell’esistenza di tale periodo chiamato “Gli Ultimi Giorni”. (Genesi 49/1).

La consapevolezza dell’esistenza di questo ultimo periodo è anche la promessa che esso arriverà. Se anche i Profeti non avessero mai parlato la Torà stessa ci avrebbe informato che:

“Poiché è una visione per un tempo già fissato; ella s’affretta verso la fine, e non mentirà; se tarda, aspettala, poiché per certo verrà, non tarderà”. (Habacuc 2, 3). Non perderemo tempo nell’esporre le visioni messianiche offerteci dai Saggi, in ogni età, e la grande confusione che esse hanno generato negli animi.

Il nostro scopo è di avvalerci dei veri Segni della Redenzione che, grazie a Dio, ci sono arrivati, per fare finalmente chiarezza e dirigere e incanalare le visioni dei Saggi.

L’espressione da loro più frequentemente usata per riferirsi a quel periodo è “I Giorni del Messia”. Questa espressione può far intendere trattasi di un periodo di anni; c’è ad esempio un’opinione secondo cui questi anni sarebbero 40. Questi 40 anni potrebbero rappresentare la generazione dell’epoca, i Giorni Messianici, nella quale il Messia si troverà nel mondo ed adempirà alla sua missione.

Le visioni dei Profeti relative agli “Ultimi Giorni” sono interpretabili secondo due chiavi: le guerre del Signore e il Libro della Redenzione. Le guerre, le calamità, i terremoti, le carestie… saranno il prologo purtroppo necessario alla Redenzione Finale del Messia, al ritorno a Dio, con la conseguente pace e unità tra le nazioni.

È estremamente difficile riuscire a immaginare il numero e la portata degli eventi promessi in questi 40 anni. Se usassimo il metro e i tempi “normali” della storia 40 anni non sarebbero sicuramente sufficienti. Questo primo periodo sarà pertanto contraddistinto dal tumultuoso, rapidissimo ed abnorme succedersi degli eventi, paragonabili ai rapidissimi progressi della tecnologia.

Il periodo pertanto vedrà:

–           Rapidissimo e tumultuoso succedersi degli eventi storici;

–           Il riconoscimento, da parte di tutti del merito del grande Tzadik;

–           Il diffondersi del Nuovo Messaggio.

Con la rilevazione di questo messaggio si giungerà ad un tempo completamente rinnovato: il periodo della Redenzione a cui si perviene quando il “merito” e il “sacrificio” di uno Tzadik concludono il periodo dell’esilio, “GALUT”, e, sempre grazie a questo grande “merito” arrivano i Segni della Redenzione.

I Segni della Redenzione comprendono anche i Segni delle Guerre del Signore. Il Nuovo Messaggio, in essenza, è la spiegazione dei meravigliosi Segni della Redenzione Finale. Ci sono molte ragioni per le quali gli ebrei, nel complesso, verranno preceduti dai cristiani nell’aprirsi al Nuovo Messaggio e saranno gli ultimi a capire, anche se ciò non sarà ovviamente vero a livello individuale. Comunque sia, sia nel mondo ebraico che in quello cristiano, avremo questo comune denominatore: i primi a capire ed ad aprirsi al Nuovo Messaggio saranno le persone più libere e meno condizionate nel pensiero, quelle persone quindi che, piuttosto distaccate dalle istituzioni religiose, hanno la mente sgombra da pregiudizi e convenzioni.

Spieghiamo e chiariamo il perché dell’affermazione precedente e arriviamo al punto: le parole di Gesù. Le parole di Gesù prese nel loro vero contesto e non inquinate né dalle varie chiese che lo hanno deificato né dall’immagine distorta e purtroppo negativa di Gesù che secoli e secoli di amara persecuzione della chiesa nei confronti degli ebrei hanno impresso all’animo collettivo ebraico, facilitano enormemente la comprensione del Nuovo Messaggio.

Voi ebrei, quindi, dovrete uscire a riconsiderare la figura di Gesù ben distinta e slegata da quella della cristianità ufficiale. Questa comprensione, questo impatto con la figura di Gesù, come abbiamo visto, non è facile, soprattutto a livello psicologico ed emotivo, per la maggior parte del popolo ebraico. L’esempio del primo segno può essere illuminante a proposito. Come è possibile, potranno chiedersi gli ebrei, che il primo Segno della Redenzione si riferisce ad una stella chiamata nel segno stesso dallo Tzadik la “STELLA DI CRISTO”? Questa domanda, da sola, potrebbe confondere perfino i più dotti dei vostri Rabbini che invitiamo caldamente ad astenersi dal giudicare prima ancora di aver capito i punti essenziali della questione. Vediamo dunque di fissarne i punti.

È arrivata l’ora di riflettere sui 2000 anni di rapporti conflittuali e di odio tra Ebraismo e Cristianità. Perché la cristianità è arrivata nel mondo?

Non c’è nessun argomento amaro quanto la storia, ma le riflessioni sugli errori da essa derivati sono lezioni date da Dio all’uomo affinché prenda consapevolezza delle proprie mancanze e si conduca sulla strada della Redenzione, sulla strada del bene.

Per capire la cristianità e il suo sviluppo, è necessario studiare le parole di Gesù e riflettere sul loro profondo significato di saggezza e di fede. A scopo esemplificativo, possiamo paragonare i rapporti tra ebraismo e cristianesimo come quelli che intercorrono tra maestro e allievo. Se il maestro sbaglia, ciò è molto più grave di un errore concesso dall’allievo. Se un allievo rifiuta di ammettere un proprio errore, questo non sfuggirà al maestro; ma se il maestro rifiuta di ammettere un proprio errore, egli vedrà l’allievo ribellarsi contro di lui e cercarsi un’altra strada, un altro maestro.

Riconoscete dunque, voi ebrei, i vostri errori e le vostre mancanze, poiché il non farlo equivale al comportamento del maestro prima descritto ed equivale a non ammettere, a voi e agli occhi di tutto il mondo, che “Errare humanum est”. Dovete riuscire a cambiare atteggiamento e ad ammettere che il Messaggio di Gesù ha portato una nuova luce alle nazioni. Ora che siamo entrati, Grazie a Dio, nella nuova era per merito del Giusto, Ha-Morì Haim Wenna, di Benedetta Memoria, che ha sofferto perché essa arrivasse, possiamo parlare di tali argomenti.

Non siamo qui a predicare la fede a coloro che non l’hanno. Questa è una questione che riguarda il Signore, non noi. Parliamo a coloro che credono nell’Onnipotente, a coloro che aspettano la Redenzione promessa e che credono che il Signore adempirà nel corso della storia alla promessa fatta ad Abramo: la pace arriverà nel mondo fra le nazioni e verrà edificato il Terzo Tempio.

Seicento anni prima della distruzione del Secondo Tempio, Dio parlò al Profeta e disse: “Ho fatto con te un Patto del popolo per essere una luce alle nazioni”. (ISAIA 42, 6).

Che ne è stato di tale patto all’interno del popolo ebraico?

Non eravate voi che avreste dovuto illuminare coloro che ne avevano bisogno e che lo desideravano? Nel corso di quei seicento anni il Santo Tempio fu distrutto ben due volte; questo non avvenne certamente perché Israele trovò favore agli occhi del Signore. Questo lungo ed amaro esilio di 2000 anni non è stato causato da qualche piccola mancanza, al contrario. Il popolo ebraico ha bisogno di un’elevazione spirituale, ma non saranno certamente i Rabbini di oggi i Responsabili di questa alta missione.

Trascorsero circa 400 anni dalla Profezia di Malachia alla distruzione del Secondo Tempio; durante tale periodo non ci fu da parte vostra nessuna apertura alle nazioni perché vi manca quella “Luce” che avrebbe dovuto essere in seguito irradiata a tutto il mondo.

Il Messaggio dei Profeti fu per voi un grande privilegio e una grande fortuna: avreste dovuto tenerne conto e rinnovarvi in esso: se così fosse accaduto, sareste stati veramente una luce per tutto il mondo. Un solo vero rabbino in quel periodo storico si rese conto della profonda necessità e della severità di quel messaggio (che avrebbe dovuto essere diffuso e insegnato al mondo).

Egli sapeva bene che, affinché quel Messaggio venisse ascoltato e recepito nel mondo fra le nazioni, la via era purtroppo una sola: cambiare radicalmente quella triste e sfortunata condizione nella quale si trovava il Giudaismo Ufficiale di quell’epoca. Egli desiderò pertanto adempiere alle parole dei Profeti e si fece carico di questo compito.

Furono le sue parole quelle che voi avreste dovuto predicare a voi stessi e al mondo:

Beati coloro che conoscono il loro bisogno di Dio; il Regno dei cieli è loro. Beati gli afflitti; essi troveranno consolazione. Beati i miti, poiché essi erediteranno la terra. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia; essi saranno saziati. Beati i misericordiosi; essi troveranno misericordia. Beati i puri di cuore; essi vedranno Dio. Beati coloro che cercano la pace; iddio chiamerà loro suoi figli. Beati i perseguitati a causa della giustizia; è loro il Regno dei Cieli (Matteo 5, 3:10).

Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città situata in cima a un monte. Né si accende una lucerna per metterla sotto il tavolo, ma sul candelabro, affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini affinché, vedendo le vostre buone opere, diano lode al Padre vostro che è nei cieli.

Non pensate che io sia venuto per abolire la Legge o i Profeti: non sono venuto per abolire, ma per completare. Poiché in verità vi dico, finché dureranno il cielo e la terra, non una sola lettera, né una sola virgola scompariranno dalla Legge fino a quando ciò che deve accadere accadrà.

Chi dunque violerà anche il minimo dei precetti della Legge e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel Regno dei Cieli; chi, al contrario, li praticherà e li insegnerà, avrà il posto più alto nel Regno dei Cieli. Io vi dico: se non vi mostrerete uomini migliori dei Farisei e degli uomini della Legge, non entrerete certamente nel Regno dei Cieli. (Matteo 5, 14:20).

Se stai per presentare la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all’altare, e prima va a riconciliarti con tuo fratello, e poi ritorna a presentare la tua offerta (Matteo 5, 23:24).

Fai attenzione a non mostrare la tua religione davanti agli uomini; se invece lo farai non ti aspetterà nessuna ricompensa nella casa del vostro Padre in cielo. Quando dunque fai elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodato dalla gente. Io vi dico: essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra, affinché la tua elemosina resti segreta: e il Padre tuo, che vede ciò che fai in segreto, ti ricompenserà (Matteo 6, 1:4),

Tratta sempre gli altri come vorresti che essi trattassero te: questa è la legge e questi sono i Profeti (Matteo 7, 12).

Perciò, chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, può paragonarsi a un uomo prudente, che si fabbricò la casa sulla roccia. E cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e imperversarono contro quella Casa, ma essa non rovinò, perché era fondata sulla roccia. Ma chi ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile ad un uomo stolto, che edificò la sua casa sopra l’arena. Cadde la pioggia, vennero le inondazioni, soffiarono i venti e imperversarono contro quella casa, ed essa crollò, e fu grande la sua rovina (Matteo 7, 24:27).

Si potrà chiedere perché mai si avrà bisogno del Nuovo Testamento?

In effetti la Sacra Torà è perfetta e in essa non manca niente; inoltre è abbastanza naturale per voi pensare alle varie forme di idolatria nelle quali è caduta la cristianità e rigettarle giustamente come le più palesi delle contraddizioni del Secondo Comandamento. Noi non siamo qui per “offrire” la cristianità, anche perché voi non ritenete il Nuovo Testamento un testo sacro, né tantomeno state predicando un ritorno a Gesù nel senso cristiano tradizionale.

Stiamo parlando della “chiave” che spiega lo sviluppo del Giudaismo e della cristianità nel periodo storico di 4000 anni, dalla Stella di Abramo ai giorni nostri. La missione e la predicazione di Gesù vennero a metà strada nel corso dell’adempimento di tale promessa. Se volete riflettere sulla vostra storia e tentare di capire l’essenza più profonda, se vogliamo fare un’analisi sincera e spregiudicata e una seria autocritica, dobbiamo forzatamente meditare sulle cause che determinarono la grande divisione, il grande strappo: la nascita del cristianesimo.

Nessuno può negare che le nazioni abbiano trovato nelle parole di Gesù motivo di speranza, di consolazione e di elevazione spirituale: senza di esse le nazioni non avrebbero potuto conoscere la Rivelazione del Sinai. Voi avreste dovuto incaricarvi, come dissero i Profeti, di illuminare il mondo con il retaggio dell’Antico Testamento; invece questo vostro compito fu assunto da Gesù che era pur sempre un ebreo.

La storia, come tutti sappiamo, cammina veloce: quando cominciarono ad apparire i primi documenti cristiani, ispirati da Paolo di Tarso, fu già da allora impossibile per qualsiasi ebreo tradizionale abbracciare la cristianità.

Quando infine la divisione fu completata, non ci fu alcuna possibilità di porvi rimedio per 2000 anni. Riflettiamo dunque con estrema attenzione: nessuno, e tantomeno voi, può prendere alla leggera un decreto Divino di tale portata e di tale impatto, un “decreto” che ha cambiato il corso della storia del mondo. Se noi adesso parliamo della Redenzione, dobbiamo parlare innanzitutto della Redenzione delle nazioni. Esistono milioni di cristiani che hanno finalmente rigettato la falsa e vergognosa dottrina che deifica un uomo e, nonostante ciò, pur vivendo nella loro fede nell’unico Dio, si identificano in essa tramite gli insegnamenti di Gesù.

Noi dobbiamo apprezzare enormemente questi uomini che, a costo di sforzi tremendi, sono riusciti a rigettare il falso nel quale, non per colpa loro, erano invischiati, e a discernere la verità. Perché essi vi cercano: essi cercano un “riconoscimento” dal popolo eletto, da coloro ai quali si rivolgono.

Essi chiedono all’antica saggezza ebraica di interloquire e di collaborare con loro, vi chiedono di aiutarli a capire e di spiegare loro dove la storia ha sbagliato e comunque dove essa ha distorto la verità; ma dove, quando, e in quali circostanze?

Costoro vi stanno chiamando verso la Redenzione; se voi, non tenendoli nella giusta e dovuta considerazione, non rispondeste al loro appello, vi rendereste colpevoli: sarete voi, in tal caso, a rifiutare la Redenzione. Essi vi dicono: “Avete ragione, c’è un solo unico Dio responsabile di tutta la creazione. Egli non è, né può essere un uomo, né alcun uomo può essere Lui. Egli, però, manda agli uomini coloro che insegnano le Sue vie; è vero che Gesù stesso fu un ebreo circonciso, un Rabbino, un grande maestro. Voi ebrei, dunque, non accettereste le sue parole, né da esse prendereste alcun insegnamento?

Se voi non rispondiate loro nel modo giusto, in un modo nuovo e adeguato ai nuovi tempi, siete in colpa: la mancanza è in voi, non in loro. La chiave della Redenzione perciò, contiene la chiave per la comprensione degli insegnamenti del Nuovo Testamento. Le spiegazioni di tale chiave sono nella prospettiva di una nuova luce; esse possono essere apprezzate e intese sia dagli ebrei sia dai non ebrei perché fanno luce e chiarezza su come la volontà divina divide e riunisce allo scopo della purificazione e della Redenzione.

Quando parliamo della Redenzione, essa non è intesa solo per gli ebrei; e del resto come ciò potrebbe essere possibile? Se la Redenzione, infatti, fosse solo quella degli ebrei, come potrebbe esserci la pace nel mondo? E che Redenzione sarebbe? Non stiamo qui parlando a quegli ebrei che pensano alla Redenzione come a una visione celeste, come alla Gerusalemme sulla quale scenderà il Terzo Tempio dal cielo.

Questi pensieri non stanno né in cielo, né in terra. Iddio non distrugge l’equilibrio della natura che ha creato per amore di un miracolo.

Se tale Tempio “celeste” scendesse sulla terra, miracolosamente, chi resisterebbe alla tentazione di farne oggetto di culto? I miracoli degli “Ultimi Giorni” sono innanzitutto miracoli della fede, a livello individuale, visti, sentiti da coloro che vivono in quella fede. C’è una parola, a causa della cui inesatta e cattiva interpretazione la storia è stata falsificata. Essa ha generato nelle menti, e negli animi degli uomini la più grande delle confusioni. Se la parola “Messia” fosse stata definita in modo corretto e limitata al suo reale significato, due millenni di false idee sarebbero stati evitati.

Noi evitiamo qui una discussione dettagliata. Il vero senso di Messia è quello di Sacerdote Unto, l’uomo la cui missione è quella di portare un messaggio alla sua generazione e a quelle che lo seguiranno.

Parleremo di ciò a lungo, a Dio piacendo, nel Vangelo spiegato. Non fu mai scritto in nessuna parte, e mai inteso che fosse creato intorno alla figura del Messia alcun tipo di culto; ciò è, fu e sarà sempre proibito. Ci fu in passato un solo ebreo che portò tale messaggio alle nazioni e che prese su di sé la responsabilità di insegnare alle stesse una via basata sulla Rivelazione del Sinai. Se gli ebrei di quell’epoca aspettavano il Messia, certamente non sapevano di che tipo di Messia erano in attesa, né lo sanno tuttora. Forse aspettavano il “Re Unto”.

Gesù non rispondeva all’immagine che si erano creati, egli non parlava come un “Re”, ma come un messaggero saggio che doveva compiere un’altra missione, della quale nessun altro si era preso la responsabilità di farsi carico.

 IV. CANCELLO: È IL CANCELLO DELLA PACE FRA ISRAELE E IL MONDO ARABO

La Benedizione di Abramo, nostro padre, fu tramandata ad Isacco. Però anche Agar ed Ismaele furono benedetti, e la benedizione agli ismaeliti si è pienamente realizzata nella storia. Disse ad Agar l’Angelo del Signore: “Ecco, sei incinta; partorirai un figlio e lo chiamerai Ismaele, perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione. Egli sarà come un onagro, ‘asino selvatico del deserto’; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti sarà contro di lui ed egli abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”. Anche dopo che Agar ed Ismaele furono costretti a lasciare la casa di Abramo (dopo la nascita di Isacco e dopo la circoncisione di Ismaele), la Bibbia racconta: “Ma Dio udì; chiamò Agar dal cielo e le disse: ‘Che hai Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo: tienilo per mano, perché Io ne farò una grande Nazione”. Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo. E Dio fu con il fanciullo, che crebbe ed abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. Viene poi riportato nella Bibbia: “Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che aveva partorito Agar l’Egiziana, schiava di Sara. Questi sono i nomi dei figli di Ismaele, che qui vengono elencati secondo l’ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiot, poi vengono Kedar, Adbeol, Mibsan, Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedna. Questi sono Ismaeliti e questi sono i loro nomi, secondo i loro recinti e accampamenti. Sono dodici principi delle rispettive tribù. La durata della vita di Ismaele è stata di centotrentasette anni; quindi morì riunendosi ai suoi antenati. Egli abitava ad Avila fino a Sur, che si trova lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli”.

È chiaro, dunque che Agar ed Ismaele, ed i loro discendenti, hanno ereditato una meravigliosa Benedizione da Dio e la storia, con la grande estensione dei figli d’Ismaele, è testimone della realizzazione di tutte le profezie bibliche nei loro riguardi.

Nello stesso modo, però, in cui le Nazioni del Cristianesimo non avrebbero potuto ritenersi le rappresentanti di Esaù nella storia della Redenzione, così anche gli arabi, ed in seguito i musulmani, non potevano ritenere di essere rappresentati da Ismaele, che era secondo a Isacco e non aveva ricevuto la particolare Benedizione data da Dio ad Abramo, nostro padre.

Era dunque storicamente necessario che gli arabi, e poi i musulmani, non leggessero i testi tradizionali della Bibbia per non dover affrontare la vera storia, tramandata dall’antichità, della Benedizione ad Isacco. Ecco che il Segno Profetico, contenuto nella Bibbia, della separazione di Agar e di Ismaele, si realizza storicamente nella separazione fra la cultura religiosa coranica e la cultura biblica giudaico-cristiana. Tale separazione rappresenta peraltro una misura dell’equilibrio della Terza Redenzione Finale.

Cerchiamo di dare un’idea di questo equilibrio con poche parole. La discendenza diretta di Ismaele da suo padre Abramo, e la benedizione data ad Agar e ad Ismaele dall’Angelo del Signore, dopo la circoncisione di Ismaele, hanno assicurato un posto molto in alto nella fede in Dio Altissimo. La purezza della fede monoteista dell’Islam è superiore a tutte le dottrine del Cristianesimo tradizionale.

I figli di Ismaele, però occupano un posto separato rispetto alla tradizione giudaico-cristiana; essi non conoscono la tradizione biblica, né hanno ricevuto la tradizione messianica. L’Islam dunque, nei confronti del Cristianesimo, è superiore nella purezza della fede, mentre è mancante per quanto riguarda la tradizione messianica.

L’Islam, dunque, dovrà riconoscere alla fine la Benedizione di Isacco, figlio di Abramo, e la verità della Terza Redenzione Finale, ed avrà sempre il pieno diritto di rimanere nell’altissima parte di Ismaele, nella vera fede di Abramo, nostro padre.

Il Cristianesimo, invece, dovrà scartare tutte le falsità bimillenarie, purificandosi nel Cristianesimo Illuminato della Quarta Generazione e ammettere la primogenitura del popolo eletto.

L’Ebraismo da parte sua dovrà concordare con il Patto di Pace a tutti gli effetti, nonostante la Sinagoga Tradizionale rimanga intatta. Alla fine, quando la verità del Nuovo Messaggio e della Terza Redenzione Finale verrà conosciuta da tutti, non potrà nascondersi dalla Parola di Dio.

Tutti e tre, ebrei, cristiani e musulmani, dovranno lasciar perdere la loro testardaggine e superare l’odio dei secoli, quell’odio che ha reso la religione odiosa agli occhi di Dio e al giudizio degli uomini amanti della pace e della fratellanza fra tutti i figli di Abramo, il padre di noi tutti. Dovrà crescere l’amore fra tutti i figli di Abramo, padre di una moltitudine di nazioni. Grande certamente sarà il piacere di Abramo nel vedere tutti i suoi figli camminare nel Patto dell’Amore della Terza Redenzione Finale, per merito dello scelto Figlio di Adamo, il Terzo Redentore dell’Umanità, Haim. La Missione del Sacerdote Unto  porterà la Chiesa Universale, la Sinagoga Universale e la Moschea Universale nella CASA DI PREGHIERA PER TUTTI I POPOLI.

Questo equilibrio si rifletterà poi nella costruzione della Gerusalemme Redenta: il Terzo Tempio Sacro.

La Chiave della Riunificazione con i discendenti dei figli di Ismaele non esisteva, ovviamente, nella Tradizione nuovo testamentaria. Noi invece abbiamo ricevuto il Segno della rottura delle testardaggini fra arabi ed ebrei. Storicamente, però, ciò avviene solo dopo la Riunificazione fra la Nuova Chiesa Universale e la Nuova Sinagoga Universale, ci vuole infatti umiltà sia da parte degli ebrei che da parte dei cristiani per ammettere i propri errori e dare ai figli di Ismaele quel merito necessario per far loro superare il proprio orgoglio, per amore della verità e per il bene di tutti.

Se non vorrete, in umiltà, considerare le mie parole, posso solo dire: “Che HaShem vi illumini la mente ed il cuore. Shalom”

Translate »