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COMUNITÀ EBRAICA ABRAMITICA

La COMUNITÀ EBRAICA ABRAMITICA della Casa di Avraham nasce da un’esigenza che si è resa imprescindibile per il prosieguo del nostro lavoro dopo oltre quarant’anni di studio.

Molte volte, iniziando da noi stessi, abbiamo ingenerato confusione sul nostro ruolo e compito in questa generazione. Questa nostra mancanza di chiarezza, data dal fatto che gli studi svelano passo dopo passo la strada da percorrere per compiere la Missione che è stata affidata al Morè Yisrael Dovid bar Avraham Delle Donne, ci portava ad essere confusi ed a confonderci con l’ebraismo ufficiale contemporaneo. Oggi non è più così. Oggi possiamo dichiarare che la radice è certamente unica ma ci troviamo a comprendere che il nostro percorso, da sempre, è stato diverso rispetto all’ebraismo ufficiale. Oggi possiamo riconoscere che coloro i quali, nell’ebraismo rabbinico, non riuscivano a comprendere il nostro operato avevano a loro ragione gli insegnamenti secolari dei rabbini che giustamente, nell’ottica del Disegno Divino, li portavano ad allontanarsi dai nostri studi nel momento in cui questi affrontavano i punti radicali di distinzione rispetto alla tradizione. Noi, d’altra parte, non riuscivamo a farci una ragione compiuta del perché, pur rispettando certo molto più di altri del campo ebraico, le feste, i riti, lo shabbat e tanto altro non venivamo accolti dal giudaismo ufficiale. Molte volte ci sono stati questi momenti di avvicinamento e altrettante volte, per un motivo o per l’altro, si è verificato il successivo allontanamento. Ora sappiamo che era giusto così. Ripetiamolo, la radice che ci unisce è la stessa, non c’è differenza alcuna fra noi e l’ebraismo ufficiale nel riconoscere il ruolo e la storia di Israele e degli uomini di Dio che ne hanno informato le vicende. La differenza è però sostanziale nel momento in cui, alla separazione di Israele e basandoci sulle stesse radici storiche e cultuali, noi possiamo opporre, non per studi polverosi fatti sui libri ma grazie al ricevimento del Messaggio della Terza Redenzione Finale, una visione più ampia e comprensiva delle ragioni della storia per tutta la discendenza di Avraham, padre di una moltitudine di nazioni.

Quindi, cari rabbini, ve lo diciamo noi: è vero, siamo diversi. Noi non siamo voi e voi non siete noi, noi non vogliamo essere voi e voi non volete essere noi, e noi neanche possiamo esserlo. Vi chiediamo scusa se lo abbiamo compreso e ve lo comunichiamo con questa chiarezza solo ora, forse avreste meritato più fortuna nel saperlo prima.

Il Messaggio della Terza Redenzione Finale non è infatti per un popolo, non è per il solo Israele. Questo Messaggio, di cui siamo portatori, è per tutta l’umanità e dovete riconoscere, e qui ci rivolgiamo a tutte le religioni abramitiche, che nessuno di voi ha un messaggio che possa, così com’è, essere condiviso dalle altre tradizioni religiose. Ognuno è stato chiuso, come lo Spirito profetizzò tramite Paolo di Tarso, nella sua disobbedienza perché alla fine, oggi, nessuno potesse dire all’altro “Impara a conoscere il Signore”. Si, Gesù di Nazareth è il passaggio chiave che Iddio Benedetto Egli Sia ha voluto nella Sua storia della Redenzione affinché il Suo Messaggio si diffondesse a tutti gli uomini. Ma si può parlare di insegnamento di Yeshua, ancora oggi dopo duemila anni, ai rabbini? Certo che no, non prendiamoci in giro per favore. E se non si parla di Yeshua, di cosa si parlerà al mondo cristiano? Come si può immaginare di portare un qualsiasi messaggio che non passi per quell’uomo ebreo di duemila anni fa? Non si può fare, siamo seri. Ed in che modo si potrà far conoscere ed accettare, vedere, la realtà della tradizione Messianica al mondo islamico? Forse può colui il quale definisce alcuni infedeli o erranti nella fede riconoscere a quegli stessi soggetti una verità? Non è possibile, senza bugie. Nessuno dei campi religiosi ereditati dalla storia, che è storia di HaShem non dimentichiamolo, è realmente in grado di portare un messaggio a tutti gli altri. Ed allora arriva dal Cielo il Messaggio che, mettendo ognuno davanti ai propri errori della storia, porta le parole chiare che risolvono i nodi millenari.

Perché ci diciamo EBREI? Perché ci riconosciamo nel Dio di Avraham, nel Dio di Mosè, nel Dio di Elia il Profeta. Perché abbiamo operato su di noi la circoncisione. Perchè seguiamo lo shabbat e il più assoluto monoteismo. Ma perchè ci diciamo anche ABRAMITICI? Perché non basta, come detto, la tradizione ebraico-giudaica, perché non basta la tradizione cristiana né quella islamica né altre per poter essere capaci di seguire la Volontà di HaShem che si svela giorno dopo giorno davanti a noi. Ognuna di queste ha avuto infatti un tempo per compiersi e questo tempo è arrivato. È il Messaggio, come del resto tutto ciò che è stato fatto dal Morè Yisrael, che ci ha portati a identificarci come ABRAMITICI, in grado di poter parlare, INDISTINTAMENTE e con lo stesso rispetto, a tutti su un livello di pari dignità potendo discutere con tutti le ragioni che storicamente hanno chiuso necessariamente ogni tradizione, ognuna a suo modo, nella sua limitata visione del Disegno Divino. Questo implica porre in essere azioni che non possono essere capite e quindi accettate, condivise, da quelle stesse tradizioni religiose da cui prendono le mosse, ma che in realtà colgono la loro sostanza più vera. Ci si può riferire, ad esempio, alla circoncisione del cuore per le donne, non presente in nessuna di queste tradizioni, o alla parità anche a livello di sacerdozio fra uomini e donne … e non  dite che questo non è assolutamente rivoluzionario sia per l’ebraismo che per il cristianesimo che per il mondo dell’islam. Sono elementi “disturbanti”, ma non ce li siamo inventati noi e siamo pronti, come sempre, a confrontarci con chiunque, in buona fede, voglia comprendere le indicazioni che ci hanno portato a compiere determinate azioni.

Siamo EBREI perché crediamo FERMAMENTE nella edificazione del Terzo Tempio di Gerusalemme e siamo ABRAMITICI perchè siamo altrettanto fermamente convinti che questo Tempio non sarà per il solo Israele ma per tutta l’Umanità, tutti i figli di Avraham, e che quindi è necessario che prima che esso possa essere costruito, con amore, l’intera umanità arrivi a riconoscere e perdonarsi vicendevolmente gli orrori della storia causati dalle proprie convinzioni religiose. Chi, ripetiamolo infatti, con il cuore pulito potrà oggi alzarsi e davanti ad HaShem dire al proprio fratello “Impara a conoscere il Signore”? Forse l’ebraismo che ha chiuso e si è chiuso alla comandatagli diffusione della Rivelazione al Sinai per tutti questi millenni? Forse il cristianesimo che ha creduto di sostituirsi al Popolo di Dio e nel nome di un uomo (che mai ha voluto o predicato simili cose) ha compiuto disastri, eccidi ed obbrobri senza fine? O magari l’islam, con il suo improponibile intento di “imporre” usi e costumi e farli passare come comportamento conforme alle leggi di Dio?

Siamo EBREI perché siamo fedeli al Dio del Sinai, alla Sua rivelazione, e siamo ABRAMITICI perchè è El Shaddai che ci guida e non certo lo zohar o la trinità o la pietra nera. I Segni ci guidano nell’Unità e nell’Amore. I Segni che sono arrivati nella Camera della Responsabilità continuano a guidarci giorno dopo giorno da oltre quarant’anni con la Luce di HaShem, con il Candelabro a tredici bracci che abbiamo ricevuto, con la circoncisione dell’uomo, la circoncisione del cuore dell’uomo e della donna che con gioia abbiamo effettuato, con il segreto ricevuto nella Kabbalak Maassit della purificazione del sangue e delle viscere sanguinali, con il segreto dell’allume di rocca per rompere la dura cervice di millenni.

Avremmo potuto capirlo prima? Può darsi. Avremmo dovuto comprendere prima perché, a più riprese, dal Cielo non ci è stato permesso di entrare sotto la legge rabbinica? Avremmo forse dovuto. Avremmo dovuto capirlo prima quando, entrando nelle chiese insieme ai fratelli cristiani, marcavamo la nostra netta differenza e ammonivamo che Yeshua era solo un uomo, anche se era il Primo Mandato Messianico? Forse avremmo dovuto. Avremmo dovuto andare prima dagli islamici, per far comprendere la figura del Maschiach? Possibile.

Si, forse non siamo riusciti a compiere con tutta la diligenza possibile il compito affidatoci. Di questo chiediamo perdono ad HaShem ed a voi.

Oggi però sappiamo di presentarci a voi secondo il nostro vero compito: mediatori fra l’ebraismo, il cristianesimo e il mondo dell’islam secondo la vera forma del monoteismo che El Shaddai, Iddio Onnipotente, ci mostra ogni giorno, giorno per giorno.

Fratelli! Non siamo distanti da voi! Non siamo contro di voi! Non è il nostro compito quello di giudicare! Il nostro compito è di far conoscere, di portare al mondo la Rivelazione della Terza Redenzione Finale. Saranno le parole stesse della Rivelazione che potranno aprire il vostro cuore, non noi. Sarà il Messaggio della Redenzione che vi potrà portare a riconsiderare i vostri comportamenti, le vostre convinzioni, le vostre credenze. Noi abbiamo imparato in tutti questi anni che la fede è un dono di Dio, non è un commercio fra uomini. E la verità, sia pur con i suoi tempi che non si possono conoscere prima, non manca mai di manifestarsi e illuminare tutti i figli di Dio.

 

Shalom, benvenuti nel tempo della Terza Redenzione Finale.

 

 

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